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Note d’autore

Essere nostrani è un bel vantaggio, ammettetelo. Condividere lingua, terra, storia ha un suo fascino esclusivo. Io scrivo in lingue foreste, lingue affini anche se non uguali a quelle dei padri. Uso queste lingue per raccontare storie di questa terra, terra di confini e vicinanze, di diffidenza e generosità, di business e d’ignoranza grossa. Terra di gente presuntuosa che vorrebbe distinguere il mondo di nostrani e foresti, i nostrani tutti dentro i foresti fuori, partendo dal presupposto che il peggiore dei nostrani è meglio del migliore dei foresti. Io non scrivo per loro, mi rivolgo, anzi, a chi fa più fatica a capire le parole di questo dialetto, mi rivolgo alla loro intelligenza.
IL MILIONE è un ponte fra nostrani e foresti, uomini che non si riconoscono per la patria d’origine, ma per quella d’adozione, per quella a cui han deciso di dedicare i loro sforzi, il loro lavoro.
IL MILIONE è la storia di una città fatta su acqua edificabile, dei popoli che l’hanno abitata e, in modo controverso, costruita e modificata.
Dedicato a chi non ha paura di lottare perché questa retorica nostrana non trionfi, perché le città siano città e non l’imitazione di centri commerciali , simulacri di Bengodi.