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Note d’autore

STORIA E NOTE D’AUTORE del nuovo allestimento I-TIGI Racconto per Ustica
in tournée da novembre 2001


La proposta di raccontare la storia di Ustica mi è arrivata nell’estate 1999 da Daria Bonfietti per conto dell’Associazione familiari delle vittime del disastro.
Il percorso è durato un anno.
Ho lavorato insieme a Daniele Del Giudice e Giovanna Marini e insieme ad altri: consulenti, giornalisti, periti. Ovviamente la difficoltà maggiore è stata l’opera di selezione e sintesi dell’enorme mole di dati contenuti nella sentenza istruttoria depositata dal Giudice Priore. Da questo lavoro è nato un copione. Ma una narrazione non sopporta il peso di una tale mole di informazioni se non si stabilisce tra queste un nesso causale, una relazione diretta; il racconto provoca delle attese in chi ascolta, si pretende di capire, di aver la soluzione ad ogni domanda. Alla fine sempre qualcuno mi chiedeva ‘ma secondo te in poche parole com’è andata veramente?’ Questo è il modo migliore di vanificare due ore di faticosa ricerca di verità.
Al mio popolo piacciono i drammoni, le tragedie, ma si appassiona di più al finale che alla ricostruzione della trama. C’è un aereo di passeggeri che cade all’improvviso, è stato colpito? Da cosa e chi è stato? Non posso rispondere a queste domande dirette, ma posso ricostruire tutti gli indizi, le registrazioni e le tracce che permettono di capire cosa quel giorno accadeva nel cielo intorno a quell’aereo.
La storia del DC9 I-TIGI è di quelle che vanno raccontate perché contengono tutti gli elementi della tragedia classica, come l’insepoltura, la mancanza di giustizia, il confronto impari tra vittime e potere, ma in più questa vicenda propone alcuni argomenti di stringente attualità. Questa è una tragedia globale perché vittime, testimoni e colpevoli appartengono a paesi e sistemi diversi e non c’è nessun giudice che riesca ad erigersi al di sopra delle differenze e dei conflitti planetari fra ragioni del diritto e ragion di stato tra richiesta di giustizia, esigenza di verità e convenienza del silenzio inconfessabili decisioni, arroganza dei poteri.
Nel giugno del 2000 lo spettacolo I-TIGI Canto per Ustica è stato presentato a Bologna capitale europea della cultura per quell’anno, e poi replicato a Palermo nel mese di luglio. La registrazione dello spettacolo di Bologna è stata integralmente trasmessa da Rai 2 a distanza di pochi giorni, nel luglio 2000 ed è stata vista da due milioni di spettatori.
Dopo l’esperienza di Bologna e Palermo con Giovanna Marini e il suo quartetto, dopo la trasmissione su Rai 2 e l’uscita della videocassetta registrata insieme ad un quaderno che racconta l’esperienza mia e di Daniele Del Giudice ho sentito il bisogno di tornare all’origine, decomporre tutto il lavoro fatto e ritrovare una narrazione semplice, poco teatrale. Parto quindi dal copione del Canto per Ustica, faccio a meno dei canti di Giovanna, cambio le parole e sera per sera uso lo spazio teatrale come un’aula e seguo l’evolversi della vicenda in un’altra aula, quella del tribunale di Roma dove questa storia viene ancora radiografata, indagata e contestata agli imputati. Mi sembra necessario raccontarla ancora per modificarla, per farla diventare un modo di ragionare su ciò che ci accade intorno.

Giugno 2002

NOTE D'AUTORE (anno 2000)

La scrittura di Ustica è diversa da quella del Vajont non per ragioni artistiche o stilistiche, ma per la materia stessa trattata.
Se quella della costruzione della diga nella gola del Vajont può essere una scrittura-parola fondata sull’esperienza della montagna descrizione e parabola del passaggio dell’Italia da paese agricolo a industriale, quella dell’aereo è invece una scrittura fondata sul riconoscimento delle tracce radar, sull’ascolto dei nastri, sul confronto di testimonianze sbiadite nel tempo che diventano vaghe come le impronte nel cielo che l’aereo passando ha lasciato.
L’aria non è materia che offra molti agganci all’esperienza comune. Per raccontare questa storia serve l’esperienza di un pilota, ma tradotta con parole comprensibili a un passeggero.
Ogni storia sta per sé, ma è inevitabile il confronto con il racconto di altre storie. Questa di Ustica è finora la più complessa e difficile che io abbia provato a narra