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La storia
18 luglio 1985.
Un venerdì di inizio estate ai tempi della prima Repubblica.
Ma uno di quei venerdì di ordinaria follia che non è possibile dimenticare.
Ore 9 e 11: terremoto nelle Marche, quinto grado della scala Mercalli. Danni non troppo gravi.
Ore 12 e 23: in Val di Fiemme, sulle montagne sopra Stava, cede di colpo l’argine di un grande bacino. In pochi istanti, l’onda d’acqua e fango si porta via tutto quello che trova sulla sua strada e provoca 268 morti.
E tanto basterebbe.
Ma alle 13 e 40 altro colpo di scena: il dollaro passa da una valutazione di 1840 lire a 2200. Proprio quel giorno il direttore finanziario dell’ENI ha dato l’ordine di acquisto di 125 milioni di dollari. E, nel marasma di quel venerdì nero e assurdo, nessuno, nemmeno la Banca d’Italia, riesce a fermare – almeno – questa seconda frana…
Marco Paolini, nel deserto Teatro Civico di Schio (VI) decide di raccontare quest’ultima storia: storia – non tragica, caso mai grottesca – di una serie sorprendente di equivoci e colpi di sfortuna, che sommati alla voglia di week-end, al caldo e a qualche calcolo svalutativo un po’ troppo avventato, ha portato a bruciare, per nulla, qualche miliardo di lire, non edificante esempio di come l’Italia della prima Repubblica seppe vestire la maglia nera del debito pubblico in Europa.
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